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Entanglement: perché non è solo una metafora

Il termine viene dalla fisica e il rischio di usarlo a sproposito è alto. Ecco in che senso preciso lo usiamo, e in che senso no.

Redazione eLife · 30 luglio 2026 · 6 minuti di lettura

Prendere una parola dalla fisica e portarla nella psicologia è un'operazione che va fatta con cautela, perché il prestito può diventare un travestimento: si usa un termine tecnico per dare autorevolezza a un'idea che tecnica non è.

Diciamo allora in che senso usiamo entanglement, e in che senso no. Non sosteniamo che fra le persone esista una correlazione quantistica nel senso proprio della fisica. Usiamo il termine nell'accezione più ampia di interconnessione, e lo facciamo per due ragioni precise.

La prima riguarda la struttura della mente. I tre livelli dell'inconscio non sono compartimenti: sono interconnessi, e quello che accade in profondità si manifesta in superficie. Chi lavora solo sulla superficie lo scopre presto.

La seconda riguarda la relazione. Più una persona evolve, più si scopre interconnessa agli altri e al mondo. Il cambiamento individuale non resta confinato: modifica gli incontri che si possono fare, le possibilità che si riescono a vedere, le idee che possono emergere.

È una prospettiva che Jung aveva iniziato a esplorare con il concetto di sincronicità, e che noi collochiamo al terzo livello del modello — quello che chiamiamo inconscio transdimensionale.

Qui la ricerca è aperta, e ci teniamo a dirlo. Trent'anni di osservazioni condivise con decine di collaboratori e il lavoro con circa trentamila persone fra allievi e pazienti sono una base, non una dimostrazione. Il piano dell'entanglement è la parte del modello su cui c'è più da capire, ed è esattamente per questo che l'associazione esiste.